Siti non in italiano
http://archive.comlab.ox.ac.uk/other/museums/computing.html (centinaia di indirizzi)
http://www.computerhistory.org/timeline/
http://www.digidome.nl/history.htm

Libri disponibili nel museo
AAVV, Introduzione al sistema ELEA - Cenni propedeutici, Olivetti, Borgolombardo-Milano, 1960
AAVV, Introduzione al sistema ELEA - Figure , Olivetti, Borgolombardo-Milano, 1960
D'odorico P., I calcolatori elettronici, SEI, Torino, 1967
J.O.E. Clark, Elaboratori al lavoro, Mondadori, Milano, 1970
Rossi S., Il calcolatore elettronico, ETAS, Milano, 1970
Piero Brezzi, L'industria elettronica, Editori Riuniti, Roma, 1976
AAVV, L'elettronica, De Agostini, Novara, 1977
AAVV, Il computer, De Agostini, Novara, 1977
Paola Manacorda, Il calcolatore del capitale, Feltrinelli, Milano, 1980
De Prà R., Tre secoli di elaborazione dati, IBM, Milano, 1980
Michael Barak, L'Enigma, Sperling & Kupfer, Milano, 1980 (Romanzo)
Andrea Frova, La rivoluzione elettronica, Editori Riuniti, Roma, 1981
Berry A., La macchina superintelligente, Longanesi, Milano, 1984
Paola Manacorda, Lavoro e intelligenza nell'età microelettronica, Feltrinelli, Milano, 1984
Sami M., Il grande libro dell'informatica, Mondadori, Milano, 1985
AAVV, Il mondo del computer, Rizzoli, 1987
R. McKenna, Chi ha paura di Big Blue, Mondadori, Milano, 1989
Steven Levy, Hackers. Gli eroi della rivoluzione informatica, Shake Edizioni Underground, Milano, 1994
Carlini F., Chip & Salsa, Manifestolibri, Roma, 1995
Franco Berardi (a cura di), Ciber nauti, Castelvecchi, Roma, 1995
P.G. Perotto, Programma 101 - L'invenzione del personal computer: una storia appassionante mai raccontata, Sperling & Kupfer Editori, 1995 (versione PDF liberamente scaricabile da Internet)
Nicholas Negroponte, Essere digitali, Sperling & Kupfer, Milano, 1995
Bozzo M., La grande storia del computer, Edizioni Dedalo, Bari, 1996
J.C. Herz, Il popolo del joystick, Feltrinelli, Milano, 1998
Mastrolilli, Hakers i ribelli digitali, Laterza, Roma, 2001
R. Scalisi, Storia dellinterazione uomo-macchina dai mainframe ai computer indossabili, Guerini e Associati, Milano, 2001
Sottocorona C., Romagnolo S., I protagonisti della rivoluzione digitale, Muzzio, Roma, 2003
Martin D., Il calcolatore universale, Adelphi, Milano, 2003
Chandler A.D., La rivoluzione elettronica, Università Bocconi Editore, Milano, 2003
Gordon Laing, Digital retro, Mondadori, Milano, 2004
Bolognani M., Bit generation, Editori Riuniti, Roma, 2004
Bragagnolo L., Macintosh story, Macworld, Milano, 2005
AAVV, 50 anni di informatica in Italia, Centro Pritem Eleusi, Milano, 2005
Pepe Tozzo, Tecno Retro, Sperling & Kupfer, Milano, 2006
Dadda L. (a cura di), La nascita dell'informatica in Italia, Polipress, Milano, 2006
Ceruzzi Paul E., Storia dell'informatica, Apogeo, Milano, 2006
David Leavitt, L'uomo che sapeva troppo, Codice edizioni, Torino, 2006
J.E. Wilson, Vintage Laptop Computers- First decade: 1980-89, Outskirts, Colorado (USA), 2006
Antonio Dini, Emozioni Apple, Il sole 24 ore, Milano, 2007
Carlo Gubitosa, Hacker scienziati e pionieri, Stampa Alternativa, Viterbo, 2007
Marcello Zane, Storia e memoria del personal computer-Il caso italiano, Jaca Book, Milano, 2008
M. Star, C.Chapple, A.Wolodarsky, Vintage computer & retro console - Price guide 2009
M. Vanneschi (a cura di), La CEP: storia, scienza e umanità dell'avventura informatica pisana, Felici Editori, Pisa, 2009

Supporti multimediale
Computer History Archives Project, Computer Memories - Vintage Films DVD, USA, 2006
Historical Files, Computer & Tecnology - 11 Documentary films, USA, 2007


Altri ibri non disponibili nel museo

M.R. Williams, Storia dei computer. Dall’abaco ai calcolatori elettronici, Muzzio Roma, 1989.

APPUNTI DI STORIA DEL PERSONAL COMPUTER

Per cercare di ricostruire la storia del personal computer non si può prescindere da quanto è avvenuto, prima del suo avvento, nel mondo dell'elettronica, dell'informatica ed in quello dei videogiochi.

Il Colossus, se escludiamo le macchine di tipo elettromeccanico in grado di eseguire calcoli matematici, può essere considerato il capostipite dei "calcolatori" elettronici della "prima generazione"; il componente base di tutte le apparecchiature elettroniche di quel periodo era la valvola. Fu realizzato dagli inglesi per decifrare i messaggi codificati dei tedeschi, cosa che avvenne per la prima volta nel gennaio del 1944. Il successo fu notevole e, entro la fine della guerra, ne furono costruiti una decina di esemplari. Il Colossus era in grado di fare solo determinati tipi di operazioni e poteva essere utilizzato solo per lo scopo per cui era stato progettato. Non dovrebbe quindi essere considerato un calcolatore, con il significato che oggi si attribuisce a questo termine.

Nel 1945, per conto dell'esercito americano che voleva velocizzare i tempi dei calcoli balistici, presso l'Università di Filadelfia fu costruito l'ENIAC (Electronic Numerical Integrator and Calculator). Il peso e le dimensioni erano ragguardevoli: le quasi 30 tonnellate occupavano uno spazio di circa 130 mq . La potenza di calcolo neanche lontanamente paragonabile a quella dei personal del giorno d'oggi: riusciva a svolgere una moltiplicazione al secondo. Il circuito elettronico, di cui facevano parte circa 18.000 valvole consumava 175 KW e l'immissione dei dati avveniva mediante schede perforate. L'affidabilità delle valvole era molto bassa e, nonostante una nutrita squadra di tecnici addetti alla manutenzione, mediamente ogni 5 ore c'era un fermo macchina a causa di guasti. L'ENIAC, pur essendo il primo calcolatore elettronico aveva ancora il programma da eseguire che dipendeva dal cablaggio interno, quindi per cambiare il programma occorreva intervenire sui circa 6000 interruttori e su altre connessioni elettriche all'interno del calcolatore. Rimase in funzione fino al 1955.

J. Von Neuman, che faceva parte del gruppo di lavoro che progettò l'ENIAC, nella seconda metà degli anni '40 progettò un altro calcolatore: l'EDVAC. In questo calcolatore, che prende anche il nome di "Macchina di Von Neuman" veniva, per la prima volta, applicato il concetto di programma memorizzato all'interno del calcolatore stesso. La macchina, ancora completamente a valvole fu realizzata nel 1950 e rimase in funzione fino al 1958.

Nel 1949 venne fondata la UNIVAC che realizzò il primo computer "commerciale", ne vendette una cinquantina di esemplari decretendo, in tal modo, l'uscita del computer dal ristretto mondo militare e della ricerca.

Nel 1952, all'Università di Cambridge, sul calcolatore a valvole l'EDSAC, venne realizzato il primo videogioco. L'EDSAC era in funzione presso quella università dal 1946 ed utilizzava "solo" 3000 valvole; l'inserimento dei dati avveniva mediante nastro perforato mentre i risultati potevano essere inviati sempre ad un nastro perforato, oppure ad una telescrivente. A.S. Douglas, uno studente di quella università, durante la discussione della tesi "Interazione uomo e computer", illustrò il gioco grafico TIC-TAC-TOE (il famoso TRIS) visualizzando il risultato su uno schermo.

Nel 1947, presso i laboratori della Bell Telephone, fu inventato il transitor che svolgeva la stessa funzione delle valvole. Negli anni successivi, in tutte le apparecchiature elettroniche compresi i calcolatori, le valvole furono sostituite dai transistor. Le dimensioni ed i consumi erano notevolmente più bassi, con una affidabilità che aumentava di almeno 10 volte.

Nel 1950 un ricercatore dell'università di Tokio inventò il floppy disk: diametro 8", circa 20 cm.

Nel 1957 la IBM realizza il primo Hard disk (50 dischi di circa 60 cm di diametro), mentre è del 1973 il primo Hd "simile" a quelli ancora in uso, anche se con capacità di pochi MB.

Nel 1957 viene regolarmente commercializzato il Siemens 2002, primo calcolatore della "seconda generazione" (a transistor).

I calcolatori della "prima generazione" erano tutti di grandi dimensioni e molto costosi, questo ne confinava l'uso solo presso grossi centri di ricerca e prestigiose università.

Nel 1958 la Digital mise sul mercato il PDP-1, un "mini calcolatore" a transistor con capacità ridotte, ma con una gestione semplificata ed un costo contenuto: era il computer adatto per le piccole e medie aziende. I modelli successivi, il PDP-8 nel 1963 ed il PDP-11 nel 1970 ebbero un grande successo commerciale.

Nel 1958 alla Texas Instruments e, quasi contemporaneamente alla Fairchild, venne inventato il "circuito integrato" che, come dice la parola stessa, non è un singolo componente elettronico, ma un circuito con resistori, transistor, condensatori, ecc. realizzato su un'unica piastrina di silicio: il chip. Ebbe inizio l'era della miniaturizzazione dei circuiti elettronici.

Nel 1962, a dieci anni dal primo "videogioco", su un PDP-1, un gruppo di studenti del MIT, tra cui Steve Russel, realizzò un vero gioco: una battaglia spaziale (Spacevar). Questo videogioco può essere considerato la versione base del famosissimo Asteroide, diffusissimo su tutti gli home e personal computer degli anni '80.

Nel 1963 un gruppo di ricercatori americani inventò un dispositivo per un rapido posizionamento del cursore sullo schermo: era nato il mouse.

Nel 1964 la Olivetti realizza la "perottina", dal nome dell'inventore Piergiorgio Perotto. Nel 1965 venne presentata al BEMA show di New York, una immensa fiera a cui partecipavano i principali costruttori di macchine per ufficio e di grandi calcolatori. I giornali americano di quei giorni salutarono il nuovo computer con titoli entusiastici:

Daily News Record "Olivetti launches new dimensions in computers"
New York Journal American "A desktop computer"
Business Week "Desk-top" computer is typewriter size"
Engineering News-record "Keyboard computer sits on desk
"

Nel 1964 nasce la "terza generazione" (a circuiti integrati) dei calcolatori. La IBM iniziò la produzione del Sistema 360; la velocità di calcolo era cresciuta tantissimo, questo sistema riusciva a svolgere decine di migliaia di operazioni al secondo con una affidabilità che era circa 10000 volte maggiore di quella offerta da un calcolatore a valvole della "prima generazione".

In questo stesso anno fu sviluppato il BASIC (Beginner's All Purpose Symbolic Instruction Code) che può essere considerato il primo linguaggio di programmazione semplificato. Da quella originale ne furono ricavate almeno un centinaio di versioni.

Nel 1966   Ralph Baer, con altri due ingegneri della Sander Associates,   iniziò a lavorare su un progetto per utilizzare in modo alternativo l'apparecchio televisivo. Stava per nascere il primo videogioco per il mercato domestico, ma le difficoltà incontrate fecero slittare di alcuni anni la commercializzazione.

Nel 1968, lo stesso Baer decise comunque di brevettare una scatola con il primo videogioco casalingo: l'hokey. Nel 1970 la Magnavox firmò un accordo con Baer per lo sviluppo di Odessy.

Nel 1970 la Xerox fondò il centro di ricerca PARC; gli obiettivi non erano commerciali e così i ricercatori erano liberi di sperimentare un po' di tutto. In questo centro furono sviluppate le prime icone e ricevettero uno sviluppo fondamentale l'interfaccia a finestre e le applicazioni pratiche del mouse. Tutte soluzioni che non furono sfruttate commercialmente dalla Xerox, ma, per primi, dalla Apple con Lisa nel 1983 e Macintosh nel 1984.

Sempre in quell'anno fu allestita dall'ARPA la prima rete telematica: Arpanet. L'ARPA (Advanced Research Projects Agency) fu istituita nel 1958 dal governo americano; i suoi obiettivi erano quelli di contrastare il predominio nel settore missilistico dell'URRS, che l'anno precedente aveva lanciato il primo satellite artificiale. Il progetto proseguì fino al 1989 quando, al CERN di Ginevra, fu messo a punto il WWW (World Wide Web), nel 1993, nacque Mosaic, il primo browser per la navigazione su Internet.

Nel 1971 fu sviluppato il primo videogioco a gettoni, si trattava di Computer Space, una versione modificata di Spacewar, realizzato una decina di anni prima. Il gioco era stato   sviluppato da Nolan Bushnell e commercializzato dalla Nutting Associates.

Il 1971 può essere considerato determinante nella storia del personal computer perché, alla Intel, tre ingegneri, fra cui l'italiano Faggin, inventarono il microprocessore, componente fondamentale ed indispensabile allo sviluppo dei personal computer. Il microprocessore racchiude in un unico chip le tre parti fondamentali di un calcolatore: la ALU, che esegue tutte le operazioni logiche e matematiche, i Registri di Memoria in cui vengono temporaneamente depositati i dati su cui lavora la ALU e l'Unita di Controllo che coordina e controlla tutte le operazioni svolte dalla CPU e dal personal.

Il primo microprocessore Intel è il 4004 ed è costituito da un piccolo circuito integrato di soli 16 pin, opera a 4 bit e ad una frequenza di soli 740 KHz , le istruzioni di cui dispone sono 45.

La miniaturizzazione ebbe un rapidissimo sviluppo e già nel 1972 la Intel presentò l'8008, microprocessore a 8 bit con 1KB di memoria

Sempre nel 1972, il progetto della Magnavox avviato nel 1970, si concretizzò con la commercializzazione di Odessy I, il primo videogioco casalingo. Si trattava dell'hokey sviluppato da Baer, in bianco e nero e senza sonoro. Due racchette virtuali ai lati dello schermo, manovrate con manopole dai due giocatori, dovevano tentare di respingere una palla (quadrata) che rimbalzava sullo schermo, chi mancava la palla regalava un punto all'avversario. Il 1972 è anche l'anno in cui Nolan Bushell fondò la Atari e sviluppò il videogioco Pong. Il modo di giocare era esattamente uguale a quello dell'hokey di Odessy, ma venne presentato al pubblico in modo molto più semplice, e divenne popolarissimo in tutte le sale giochi; uno degli slogan era, per esempio, "Per fare più punti evitate di perdere la palla!".

Nel 1974 la Intel realizzò il microprocessore 8080 e la Motorola il 6800. A partire da quell'anno furono costruiti e commercializzati, i primi personal computer ancora basati sul microprocessore 8008, alcuni venivano venduti in scatola di montaggio

Nel 1975 fu presentato il primo vero personal computer: l'ALTAIR 8800 che utilizzava il nuovo 8080 ed usava come sistema operativo il Basic scritto da Bill Gates e Paul Allen; il successo non mancò, anche se i costi non erano bassi e l'aspetto esterno, con decide di interruttori e led incuteva ancora "timore". Nello stesso anno la Magnavox, con Odessy 2000, aggiungeva il sonoro ed il punteggio a video al suo Hokey.

In quello stesso anno la MOS Technologies realizzò il 6502, microprocessore a 8 bit

Nel 1976 la Zilog, società fondata da Faggin, introduceva un altro microprocessore a 8 bit, lo Z80, che ebbe una grande diffusione anche in ambito industriale. Viene ancora prodotto e costa una decina di euro.

In quegli anni i microprocessori non erano venduti al dettaglio ed erano abbastanza cari, l'8080 costava circa 150 $. Nel 1976 la MOS Technologies decise di vendere al dettaglio il 6502 a soli 20$: iniziò così la corsa al ribasso dei prezzi dei microprocessori.

Sempre nel 1976 Steve Jobs, che lavorava alla Atari con Nolan Bushell,   e Steve Wozniak, progettista elettronico alla HP, realizzarono l'Apple I con il microprocessore 6502. Non era ancora un computer completo perché l'utente doveva provvedere in proprio ad acquistare tastiera, monitor ed alimentatore, ma il prezzo molto basso ne decretò subito il successo ed aprì la strada all'era del personal computer.

Nel 1977, mentre la Atari proponeva la prima vera console per videogiochi: la CVA 2600, tre ditte realizzarono quelli che possono essere considerati i primi veri personal computer: la Apple l'Apple II, la Commodore il PET2001 e la Radio Shack il Tandy TRS-80.

L'Apple II, presentato in aprile, era costituito da un contenitore, comprensivo della scheda madre e della tastiera; il monitor ed il registratore a cassette erano separati. Sulla scheda madre erano presenti dei connettori, a cui era collegato il bus del sistema, per l'inserimento di schede aggiuntive; il sistema viene ancora oggi utilizzato per espandere le potenzialità di un personal computer. A giugno la Commodore presentò il PET 2001 in cui tutte le parti: scheda madre, monitor, tastiera e registratore a cassette erano racchiuse in un unico contenitore; per accedere alla scheda madre occorreva "alzare" la parte superiore come se fosse il cofano di una autovettura. La Radio Shack, ad agosto, presentò il Tandy TRS-80, che era costituito da una piccola scatola, della dimensione di una tastiera, in cui si trovava anche la scheda madre; il monitor ed il registratore a cassette erano separati.

Nel 1978 la Magnavox uscì con Odessy 2 , commercializzata in Europa con altri marchi, fra cui la Philips. Il tentativo era quello di integrare in un unico sistema videogioco e home computer. La macchina, che disponeva del connettore per le cartucce e delle manopole per il videogioco, aveva anche una tastiera per poterla utilizzare, grazie a cartucce contenente software, come home computer: il progetto, con il rapido diffondersi degli home e dei personal computer, non avrà seguito.

Nel 1981 la IBM annunciava il "Personal Computer" (da questa sigla è nato il termine PC) con una configurazione tipica anche degli attuali personal:

•  contenitore con scheda madre, alimentatore e lettori di floppy disk

•  scheda madre con connettori di espansione

•  connettori esterni per il collegamento delle periferiche (in questo modello sono solo 3: monitor, tastiera e registratore audio a cassette, da usare come memoria di massa)

Il sistema operativo utilizzato era il PC-DOS della Microsoft

Sempre in quell'anno la Osborne presentava l'Osborne I, primo personal trasportabile del peso di una decina di Kg., il monitor era di soli 5".

Nel 1982 l'Olivetti entrava nel mercato dei personal con il modello M20

Nel 1983 la Apple con "Lisa" commercializzava il primo personal con interfaccia grafica a finestre, menù a tendina, icone e mouse. Forse anche a causa del prezzo elevato, ebbe uno scarso successo commerciale. Sempre nel 1983 nasce il CD-ROM.

Nel 1984, sempre la Apple, realizzò il Macintosh, che ereditava dal Lisa sistema operativo ed interfaccia grafica; con questo modello venne introdotto il floppy disk con custodia rigida da 3,5": la capacità era di 400KB.

Sempre in questo anno l'IBM introdusse il modello "AT" con floppy da 5,25" da 1,2 MB e disco rigido opzionale

Negli anni successivi i primi home e personal computer delle ditte che erano rimaste sul mercato, come Atari, Commodore, Sinclair, venivano sostituti con modelli più potenti, ma alla fine degli anni '80 i computer con sistemi proprietari erano quasi del tutto scomparsi.
Tutte le ditte producevano degli "IBM compatibili" determinando in tal modo la nascita dello standard che ha portato fino alle ultime versioni di Windows; solo la Apple, con il Macintosh ed un suo sistema proprietario, riuscì a mantenere una piccola nicchia di mercato.
Il settore dei videogiochi, pur offrendo prodotti anche per i PC, con la commercializzazione di console sempre più potenti si separa da quello dei personal computer.